Immagine(La versione online include le polemiche dal punto di vista del direttore della rivista Roberto Rinaldi)
Il lavoro degli attori, il sudore e la fatica come “Bestie di scena” e le polemiche…
Pubblicato su Rumor(s)cena il 5 marzo 2017.

(Versione integrale)

Datemi la carica come un giocattolo, fatemi cadere oltre il bordo del tavolino da caffè dove il cielo si butta in mare – verso l’ultima fine indicibile.

Charles Bukowski

MILANO – Al Piccolo Teatro Strehler debutta Bestie di scena di Emma Dante, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival d’Avignon. Lo spettacolo è già in atto: il pubblico entra in sala e gli attori sul palco si stanno allenando con esercizi di training autogeno. Corpi in sincronia. Ritmo, movimento, specchio, ascolto, fiducia, sequenze, azioni, corsa lenta, veloce e poi corpi liberi nello spazio. Lentamente la fatica inizia ad accelerare i battiti, a produrre vagiti, a contrarre i muscoli ed occupare la mente di 14 attori che creano un solo corpo prima di scomporsi in singoli entità che ora sul proscenio si svestono fino ad essere totalmente nudi.

In una conversazione con Natalia Aspesi, Emma Dante sulle reazioni al suo spettacolo afferma: «chi si infastidirà se ne andrà» ma nessuno esce dalla sala. Il pubblico sa, ha la consapevolezza di cosa sta guardando. Chi non compie l’atto di distogliere lo sguardo da quei corpi “ignudi”, in realtà, forse anche inconsapevolmente, li sta accettando. Accetta il lavoro dell’attore prima ancora dei suoi organi. Viene mostrato il sudore dell’uomo – come vuole l’imposizione divina – di abiti bagnati e gettati sul palcoscenico prima di continuare a lavorare. È il lavoro dell’attore che diventa lavoro dell’uomo nel momento stesso in cui la mano registica, da dietro le quinte, lancia oggetti di uso quotidiano affinché gli attori vi agiscano. Una sola tanica d’acqua da cui bere, un solo telo bianco con cui coprirsi. Attori tremanti e imbarazzati scappano allo scoppio di bombette liberate in aria, come in una scena di guerra. Si proteggono e protraggono mani in aiuto. Il dolore adesso è più forte di quella nudità fragile e restituisce immagini di uomini e donne spogliati e torturati che ricordano i campi di concentramento. Un nudo realistico che diventa gesto artistico come nelle opere di Masaccio – spiega Emma Dante – ma anche di De Goya, Botticelli – per citarne altri – nell’evocazione di eventi nefasti che impediscono agli attori di liberarsi da azioni imposte da qualcun altro, fuori dalle quinte, o anche solo da se stessi. Come la bambola meccanica buttata sul palco che cammina e parla al battito delle mani di qualche attore, e fa muovere allo stesso modo altri due attori, un uomo e una donna. La bambola è un elemento simbolico nelle regie di Emma Dante e rappresenta la donna senza identità, comandata dagli altri, dalla comunità che la circonda o anche da un’entità invisibile. «Le bestie di scena non fanno altro che immaginare. S’illudono di vivere, tenendo tra le mani oggetti in prestito, nutrendosi di poltiglie, farfugliando brandelli di storie. Come i bambini, credono nei giochi e, alienati da tutto, se ne lasciano incantare fino agli eccessi della demenza». Non può sconvolgere la nudità nel momento in cui le azioni, interpretate da attori di notevole talento, diventano più significative e familiari della nudità stessa.

Verso la fine di questo “lavoro” cade la maschera attoriale, il gestus è citabile e indossa i panni della normalità. Un atto teatrale che diventa “atto rivoluzionario” di una comunità che, a fine spettacolo, sceglie di non vestirsi più, raggiunge il proscenio e con le mani lungo i fianchi guarda il pubblico, sicuro, privo di vincoli e di vergogna, dando le spalle a una montagna di abiti. «Bestie di scena ha assunto il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato al tema che avrei voluto trattare»: è un lavoro di ensemble del regista con gli attori che plasmano la messa in scena in un’ancestrale venuta al mondo di utopici esseri umani pronti ad ascoltare e comprendersi sul serio.

 

Bestie di scena

ideato e diretto da Emma Dante
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Varginelli e con Gabriele Gugliara e Daniela Macaluso
elementi scenici Emma Dante
luci Cristian Zucaro
produzione Piccolo Teatro di Milano, Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival d’Avignon

Visto al Piccolo Teatro Strehler di Milano il 2 marzo 2017

 

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Laureata in Comunicazione e specializzata in Istituzioni di Regia, intraprende gli studi di teatro dall’età di 14 anni. Partecipa a seminari e laboratori con i maestri Eugenio Barba sull’Odin Teatret e Giorgio Albertazzi su Shakespeare. Inizia a scrivere come critica teatrale per la rivista Rumor(s)cena. Nel 2016 prende parte al nuovo film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”, insieme agli attori Isabella Ragonese, Luca Marinelli e Anna Ferruzzo. Nel 2017 supera le audizioni per l’Accademia di Doppiaggio di Christian Iansante e Roberto Pedicini a Milano. Partecipa al contest di doppiaggio per la Disney di Voice Anatomy su Radio24 condotto da Pino Insegno.

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