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Scandalo: la pietra d’inciampo schnitzleriana di Franco Però
Pubblicato su Rumor(s)cena il 27 febbraio 2017

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Quando l’odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia.

Arthur Schnitzler

MILANO – La Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini è già piena alle ore 20.30 del 18 febbraio 2017. A breve andrà in scena Scandalo di Franco Però. Das Vermachtnis (1898) è il titolo originale della commedia di Arthur Schnitzler rappresentata per la prima volta in Italia nel 2015 dal regista stesso insieme alla Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Si apre il sipario. Due grandi finestroni alle pareti di una camera da letto rinascimentale, uno spogliatoio, un armadio e uno scrittoio sulla destra, un tavolo a sinistra e un divano dormeuse al centro della stanza. La disposizione degli elementi scenici è inscritta da Antonio Fiorentino in un’area ridimensionata rispetto al palcoscenico. Le uscite e le entrate dei personaggi si prolungano in questo spazio ricavato ai lati del palco, lungo i teli neri delle due quinte, dove gli attori s’intrattengono tra il desiderio, l’inganno, l’illusione, lo scandalo, per guardare e commentare l’accaduto. Hugo (Filippo Borghi), figlio della famiglia alto borghese Losatti di Vienna, è caduto da cavallo. Prima di morire confessa di avere un figlio di ormai cinque anni da una donna di ceto basso, Toni (Astrid Meloni), e chiede che venga accolto dalla famiglia insieme al piccolo Franz.

L’occhio registico di Franco Però mette in luce la denuncia sociale verso il conformismo della borghesia mitteleuropea di fine secolo, attraverso una trascinante manovra spettacolare: le due grandi finestre spalancate nella prima scena, poi socchiuse, richiuse e infine fatte sparire al secondo atto, scandiscono non solo il tempo biologico ed emotivo ma anche gli eventi di tutto lo spettacolo come in un grande sonno. Un sonno disturbato, quello di Scandalo, in cui si mescola il ricordo di zia Emma (Stefania Rocca) per l’amore perduto dal quale «sono passati 12 anni», verso un chiaro tentativo a voler dimenticare e l’impossibilità stessa di farlo; la figura di donna, moglie e madre Betty (interpretata dall’attrice e doppiatrice Ester Galazzi) che s’impadronisce delle colpe altrui per espiarle, al contrario dell’uomo, marito e padre Adolf Losetti (Franco Castellano) una figura quasi ingombrante i cui gesti e le cui parole frenetiche e invasive riflettono la paura dell’altro. Lo straniero che spesso indossa gli abiti dell’uomo, altre volte del sentimento, di rado dell’oblio. Eppure Adolf non riesce a godere delle gioie presenti, non accetta il giudizio negativo degli amici che gli hanno voltato le spalle, ma così ora fa lui al pubblico giustificando gli «incidenti».

La recitazione degli attori è orientata al messaggio piuttosto che alla reviviscenza degli eventi cosicché si giunge spesso all’esasperazione senza arrivare mai alla disperazione. Non c’è traccia di sentimenti relegati al “qui ed ora”, il tempo scenico procede a ritmi letterari, quelli del testo del 1898, restituiti alla penna di Arthur Schnitzler. Lo spettacolo precipita, battuta dopo battuta, verso una grande morale segnata dalla morte del piccolo Franz. Le luci si abbassano ed anche l’orgoglio della famiglia, la disapprovazione diventa sconfitta. Crolla quel ponte su cui viaggiavano certe tutte le preoccupazioni e i pregiudizi sociali. La scenografia sparisce e sparisce anche Toni. Non resta che chiudere il sipario e svegliarsi, finalmente, da questo lungo sonno, in cui «avremmo dovuto soltanto essere buoni».

 

Scandalo

di Arthur Schnitzler
regia di Franco Però
scene di Antonio Fiorentino
costumi di Andrea Viotti
musiche di Antonio Di Pofi
luci di Pasquale Mari
con Stefania Rocca e Franco Castellano
e con Astrid Menoli e la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Federica De Benedettis, Ester Galeatti, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana e Alessio Bernardi, Leon Kelmendi
Coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti e Mittelfest 2015

 

Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano il 18 febbraio 2017

 

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Laureata in Comunicazione e specializzata in Istituzioni di Regia, intraprende gli studi di teatro dall’età di 14 anni. Partecipa a seminari e laboratori con i maestri Eugenio Barba sull’Odin Teatret e Giorgio Albertazzi su Shakespeare. Inizia a scrivere come critica teatrale per la rivista Rumor(s)cena. Nel 2016 prende parte al nuovo film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”, insieme agli attori Isabella Ragonese, Luca Marinelli e Anna Ferruzzo. Nel 2017 supera le audizioni per l’Accademia di Doppiaggio di Christian Iansante e Roberto Pedicini a Milano. Partecipa al contest di doppiaggio per la Disney di Voice Anatomy su Radio24 condotto da Pino Insegno.

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