Ci sono strade che scegli
e strade ch’hai modo di conoscere
con qualche margine d’errore: di questi tieni conto m
a di quelli f’attenzione.

Capitolo 2

E invece i corpi se ne vanno intrappolati dentro quel grande contenitore a strati, un piano dopo l’altro e io avevo la certezza di scendere verso la strada degl’inferi.
Ai bordi delle pareti maculate dallo sporco e dal vecchiume – ove la natura s’è evidentemente dispensata – dei cartoni dismessi da qualche supermercato segnalano l’esistenza di un’anima vagante. Più avanti, una grande parete allestisce i prossimi sconti su abitazioni, partenze, coniugi e a breve anche dipartite, per sempre. Sguardo in avanti: c’è proprio tutto eccetto la felicità. Due ragazzi s’abbracciano, sempre più forte, lui allunga le mani sulla schiena di lei, lei stringe un pugno, lui l’abbraccia con affetto fino a quando riesce a riprendersi l’oggetto di cui s’era impossessato, lei s’arrabbia. Un gerundio di azioni s’intercorrono ritmicamente al mio, lento, contemplativo e, con un certo metro di relatività, piuttosto inconsistente infinito andare.
Vorrei prendere questi miei occhi dalla fovea ove si proiettano le immagini di questo posto, e regalarli a quell’uomo in ginocchio sui cartoni riciclati. “Adesso vedo e vorrei non sentire più niente“. Dovremmo essere a senso unico: un senso ciascuno. E invece, nessuno cede all’altro gli orecchi buoni; occhi spenti su cui dipingere ali. Qualcuno guarda di sbieco l’altro viaggiatore per troppo poco tempo, poi distoglie volutamente l’attenzione volgendola all’uscita. Ci si conosce per finta.
Sono viva in un periodo in cui si porge i’ lato migliore di sé, in vario modo, dando all’altro la guancia più plastica. Non è più sufficiente l’essere ma l’esser perfetti: una foto dietro l’altra, filtri, sorrisi prestati dalla TV e abiti eleganti delle icone della moda. «Sentimenti gratis! Accorrete! Diffidare dalle imitazioni!». Eppure qui, mi sembra tutto uguale. Non percepisco emozione alcuna. Un grosso nodo ha preso il posto di una nuova maniera di raccontare emozioni, senz’averle vissute, riconosciute e averne valutato i benefici dell’anima. Ed ecco che la rappresentazione dei sentimenti debutta anche su questi palcoscenici. A breve finirà anche il mio spettacolo e tutto andrà via: via la maschera, via ‘l costume e via anche la luce offuscata della ribalta di questa metro che intanto s’era confusa con il tramonto ove fatica ad arrivare l’mare; s’aspetta la tempesta entro quei lampi assordanti di tuoni distanti, ove le lacrime sono umide, come ‘l tempo, mentre dentro di me le lacrime vanno a secco. E tu continui a sperare che giunga presto ‘l sole. Ti senti viva e di questa vita ne ami già lo straziante splendore degli eventi che accadono partecipandovi. Ora, di questo posto detesti le assenze e t’accorgi presto che la strada intraptesa dev’aver subìto una deviazione. Ecco: questa è la mia fermata.

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Laureata in Comunicazione e specializzata in Istituzioni di Regia, intraprende gli studi di teatro dall’età di 14 anni. Partecipa a seminari e laboratori con i maestri Eugenio Barba sull’Odin Teatret e Giorgio Albertazzi su Shakespeare. Inizia a scrivere come critica teatrale per la rivista Rumor(s)cena. Nel 2016 prende parte al nuovo film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”, insieme agli attori Isabella Ragonese, Luca Marinelli e Anna Ferruzzo. Nel 2017 supera le audizioni per l’Accademia di Doppiaggio di Christian Iansante e Roberto Pedicini a Milano. Partecipa al contest di doppiaggio per la Disney di Voice Anatomy su Radio24 condotto da Pino Insegno.

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