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(La versione online)

Dora in avanti dopo aver visto “Dora in avanti”
Pubblicato su Rumor(s)cena il 27 giugno 2017.

(Versione integrale)

Il teatro, portando alla vita maschere impersonali, è solo per coloro che sono abbastanza virili da creare nuova vita: o un conflitto di passioni più sottile di quelli che già conosciamo, o un nuovo personaggio completo” 

Alfred Jarry

 

VILLA S. GIOVANNI – [Dora] nome comune di persona, f., s. [Dó-ra] d’ora in avanti, a partire da questo momento. Dora in avanti è una strada a due corsie, uno spettacolo teatrale con un doppio finale, uno reale e l’altro patafisico. Ma, che cos’è la patafisica? – ho chiesto all’autore del testo, presente alla prima – La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie in cui non valgono le regole ma solo le eccezioni. Questa è pura magia! – ho pensato. Una bella verità con cui trarre in inganno il pubblico. Sì, perché “Dora in avanti” non è solo un monologo di donna.

Dora è anche un testo di uomo. Non è il classico personaggio femminile logorroico e disperato ma è un’entità alla ricerca di se stessa. I suoi capelli raccolti all’indietro e il suo andare sempre “in avanti!” – seguendo le parole del padre – in un background inizialmente domestico definiscono la figura di un essere umano in trappola. La mimica spontanea e le sfumature tonali dell’attrice danno vita a un personaggio sadico e spettrale. L’atmosfera è relegata ad una cerchia ristretta di spettatori con cui Dora interagisce durante lo spettacolo. Le luci segnano il confine tra una scena e l’altra, illuminando il suo volto risoluto, forte e divertente.

Dora è una scopritrice di sé e nasconditrice degli altri. Tutto ciò che le appartiene è nascosto dentro un baùle (a dx del palco) da cui Dora tira fuori i ricordi piacevoli che la commuovono. Tutto ciò che non le appartiene, invece, è celato (a sx del palco) da due sagome metalliche difformi che riflettono sul fondale bianco una figura che la spaventa: suo padre.

Dora è un’altalena, al centro della scena, che si spinge in avanti. Va avanti e indietro, mentre il pubblico partecipa alla sua vita piangendo. Dora non è felice, ha un problema con il passato e un conto in sospeso con il futuro. Sa bene che “l’unica via d’uscita è dentro”. Perché Dora è questo presente che ci fa parlare, ridere, piangere, pensare, amare, sbagliare.

Quando le luci si spengono sull’ultimo intervallo, anche fuori è buio, l’attrice continua a condurre la scena parlando del suo culo. Cerca un finale diverso, mentre il pubblico timidamente prova a nascondere le lacrime dai riflettori ormai accesi in sala. Lo spettacolo è finito anche se la durata è sembrata interminabile. Si parla ancora della soluzione patafisica di Dora e di quanto questa logica sia comune ad ognuno di noi.

“Chi sono? Io… chi sono? Chi mai potrebbe interpretarmi? Chi, a parte io stessa, ripeterebbe il succedersi di me in ogni singolo dettaglio della mia vita?”.

DORA IN AVANTI (o della cerchiatura del quadrato)
testo di Domneico (Domenico) Loddo
regia di Christian Maria Parisi
con Silvana Luppino
luci Guillermo Laurin
scene Valentina Sofi
foto Pietro Morello
produzione Teatro Primo
Visto al Teatro Primo il 24 giugno 2017
in replica al Teatro Primo il 25, 27 e 28 giugno e il 12, 13 luglio 2017

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Laureata in Comunicazione e specializzata in Istituzioni di Regia, intraprende gli studi di teatro dall’età di 14 anni. Partecipa a seminari e laboratori con i maestri Eugenio Barba sull’Odin Teatret e Giorgio Albertazzi su Shakespeare. Inizia a scrivere come critica teatrale per la rivista Rumor(s)cena. Nel 2016 prende parte al nuovo film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”, insieme agli attori Isabella Ragonese, Luca Marinelli e Anna Ferruzzo. Nel 2017 supera le audizioni per l’Accademia di Doppiaggio di Christian Iansante e Roberto Pedicini a Milano. Partecipa al contest di doppiaggio per la Disney di Voice Anatomy su Radio24 condotto da Pino Insegno.

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