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Nessuno. Verso le tre del pomeriggio nessuno stava più calpestando l’asfalto della Metro 1 e fu a quel punto che ripresi coscienza sul materasso del mio letto reso ruvido dal calore del corpo. Sudavo e trasudavo vapore acqueo. Ripresi i miei sensi con la lentezza di uno scoiattolo e caddi dal letto. Le lenzuola erano ancora aggrovigliate ai miei fianchi, in un vortice d’insonnia, e il comodino, ora, a pochi centimetri dalla mia faccia mi mostrava l’accrescere di tutte le probabilità di finire in pochi secondi in altra vita. Stetti qualche minuto a contemplare le meraviglie del destino e la mia graziante fortuna nell’aver scansato lo spigolo.
Per un momento ho creduto che tutte le parole pronunciate nel sogno, i numeri, le ore e tutti i pensieri scritti su queste pagine fossero così forti da storcermi lo stomaco e così vividi da stare percorrendo la strada della mia vita. Avevo costruito il mio bel sequel come il regista di un film d’azione. La realtà, invece, era un’altra e poco distante da quel sogno, alla vigilia del mio primo giorno di vita a Milano.

La sveglia suonò alle 6.20 e alle 7.30 ero già fuori casa in direzione Metro 1.
La differenza tra il sogno e la realtà è quella sottile ma determinante capacità mentale di modificare gli eventi, nel primo caso, e l’illusione di farlo realmente, nel secondo. E adesso? Cosa succedeva adesso? Stavo rivivendo l’accaduto del sogno non appena misi piede nei sotterranei di quella squallida metro: inavvertitamente un signore sdraiato sopra un cartone mi dava occhi carichi di compassione mentre sposto lo sguardo sui due ragazzi che si abbracciano, lei gli sfila il telefonino dalla mano di lui piegata dietro la schiena, e più avanti una donna al telefono urla e si scontra con l’uomo in smoking che frettolosamente sparisce sull’ultimo vagone del treno. Proprio come nel sogno di questa notte. Siedo di fianco a una signora che intrattiene dialoghi sulle scelte della vita. Ha una simpatica vocina da cartone animato che rende l’argomento leggero e divertente. La vicina di posto non l’ascolta. Il mio sogno si era ribellato e voleva ironicamente sfidare il giorno. Era sfuggito dal mio controllo. A scanso di equivoci intono una canzone nella mia testa per occuparla armonicamente dal caos. «Elevo questa spada alta verso il cielo… giuro sarò roccia contro il freddo e il gelo…». Non funziona. Tento di bloccare il processo di sinapsi del mio cervello con sane idiozie. «Pasito… pasito… suave suavecito…». Il mio sguardo comico verso gli artèfici dell’uomo mi possiede, più forte di questo tormentone, e la gigantografia di un programma televisivo di cucina alla terza fermata della metro mi smuove soluzioni spicciole a trovate culinarie… «Et voilà le plat du jour… souffle d’agneau – detto anche “respiro d’agnello”!» e sorrido «et le parfumé pets de vache – elegantemente detto “peto di mucca”!» e produco il verso sincero di una sana risata. La signora con la voce dei cartoon smette di raccontare e prende a dire:

La dimensione dello spazio dona un senso di libertà alla nostra mente
poiché non viene occupata dal dettaglio, dai corpi, dalle presenze.
Lo spazio è un’assenza che dona equilibrio. 

Penso di avere rabbia, rabbia per come vanno le cose quaggiù. Nonna, mi senti? Non è più come una volta e, infondo, non facciamo altro che morire per lasciar dire agli altri che niente è più come prima. Prima di essere io qua. Prima di te e, ancora prima, di me. Lo sappiamo entrambi che c’è qualcosa che cambia, ogni volta, e che una vita non basta davvero per capirci fino in fondo a questa metro che corre. Corre tutto, in questo posto algido e distaccato. Manca lo iodio. Manca il mare. Mancano le tue parole. E ancora una volta, regalo la mia rabbia agli sguardi sgarbati dei passanti e scendo, mi arrendo a quest’altra fermata, mi scanso, mi sgonfio. Ogni cosa sembra inutile adesso. Sospiro, controllo l’ora: sono ancora in ritardo.

 

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Laureata in Comunicazione e specializzata in Istituzioni di Regia, intraprende gli studi di teatro dall’età di 14 anni. Partecipa a seminari e laboratori con i maestri Eugenio Barba sull’Odin Teatret e Giorgio Albertazzi su Shakespeare. Inizia a scrivere come critica teatrale per la rivista Rumor(s)cena. Nel 2016 prende parte al nuovo film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”, insieme agli attori Isabella Ragonese, Luca Marinelli e Anna Ferruzzo. Nel 2017 supera le audizioni per l’Accademia di Doppiaggio di Christian Iansante e Roberto Pedicini a Milano. Partecipa al contest di doppiaggio per la Disney di Voice Anatomy su Radio24 condotto da Pino Insegno.

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